Visita al Cern

Quei pazzoidi noiosi dei “Raggi Cosmici”, che due anni or sono vi hanno tenuti occupati con robacce subatomiche, buchi neri, stringhe e parrucche colorate (?!) nei loro workshops pomeridiani, gli svitati che intervistavano lo scheletro del laboratorio di biologia ed il vicepreside ottenendo le stesse risposte, al giungere delle prime giornate estive hanno visto ciò che tutti gli studenti di fisica

dell’universo desidererebbero vedere: il CERN Conseil européen pour la recherche nucléaire ! Ma procediamo con ordine: dopo numerosi corsi di preparazione sulla fisica subatomica, relazioni, presentazioni e workshops, il gruppo di lavoro che si era formato nel nostro liceo aspettava con trepidazione una risposta dal Centro Enrico Fermi per la partecipazione al progetto E.E.E (Extreme Energy Events), il quale, nato da un’idea del professor Zichichi, aveva come obiettivo il posizionamento di rivelatori di particelle subatomiche brevettati per essere “semplici” ed economici nelle scuole di Italia, che fossero costruiti dagli studenti in prima persona, in modo tale da avere una rete di monitoraggio estesa per lo studio dei fenomeni ad alta energia: continuamente il nostro pianeta è colpito da raggi cosmici (una specie di radiazione), ma quando essi hanno energie particolarmente elevate, sono, benché più rari, molto più interessanti, in quanto il loro studio permette di verificare il modello standard e la teoria del Big Bang. Ebbene, il 15 Maggio leggiamo un’inaspettata mail della coordinatrice del progetto, la professoressa Bianca Maria Fanti, che ha come oggetto: Finalmente al CERN! Sebbene la nostra scuola non disponesse dei fondi necessari, il Centro Fermi, avendoci visti impegnati nel progetto, ha fatto sì che anche noi, come ultima delle scuole d’Italia, costruissimo il nostro rivelatore con i fisici del CERN.

Dal 7 al 13 Giugno, abbiamo respirato l’aria del CERN, aria internazionale di cultura, scambio e rispetto, e con non poche difficoltà legate al nostro parlare francese baresizzato e inglese francesizzato, abbiamo lavorato alla costruzione delle camere del rivelatore di particelle MRPC (Multi- gap Resistive Plate Chamber). Nell’avventura ci hanno accompagnati fisici di grande esperienza e al contempo affabilità: la dott. ssa Antonella Regano dall’Università di Bari e la dottoressa Despina Hatzifotiadou, nostra referente al CERN (da noi chiamata semplicemente “Despina” data l’impronunciabilità del suo cognome, greco). Nelle attività di laboratorio abbiamo avuto l’assistenza di due dottoresse coreane di cui ho purtroppo sempre ignorato i nomi, una delle quali parlava un simpatico ed incomprensibile inglese colorato di coreano ed aveva eccessi di autoritarismo abbastanza frequenti. Non immaginiate laboratori luccicanti e metallizzati o super elaboratori.

L’altissima tecnologia del CERN si basa sulla progettazione teorica, la quale nel caso del nostro rivelatore è applicata a componentistica semplicissima. Abbiamo avuto infatti a che fare con lastre di vetro, pannelli in vetronite, vernice resistiva, “strips” di rame, saldatore, stagno, filo da pesca e tanto olio di gomito. Il rivelatore localizza il passaggio di nuclei ad alta energia tramite delle strisce di rame poste sui pannelli in vetronite (che sono il primo e l’ultimo “strato” di ogni camera), alle quali è collegato un sistema elettronico monitorato con un computer. La serie di lastre di vetro che i pannelli contengono iniziano e finiscono con i piani resistivi (due delle lastre sono verniciate con vernice resistiva, appunto), e tutte le lastre sono separate da del comunissimo filo da pesca, il quale crea i gaps che a fine costruzione vengono riempiti di gas; particolare non secondario consiste nella pulizia delle lastre, le quali devono essere prive di polvere e residui di alcun genere! Armati di panno e sgrassatore, tutti noi (prof compresi) ci siamo dati da fare, con conseguenti fatica e dolorini.

Il risultato di tre giorni di lavoro sono state tre camere, che vanno a formare un rivelatore completo, capace di localizzare nel tempo e nello spazio il passaggio dei nuclei, selezionando i fenomeni meglio definiti in modo da poter elaborarli e confrontarli con quelli rivelati da altri apparecchi. Dopo tanto lavoro ci siamo goduti il CERN e la bellissima Ginevra, avendo l’onore di visitare ciò su cui giornalisti e non fantasticano: LHC. Siamo stati fortunati a poter scendere sottoterra e accedere ad uno dei 7 esperimenti collocati lungo tutto il percorso dell’acceleratore di particelle più grande al mondo, dato che è difficilissimo ottenere l’autorizzazione per visitarli. Oggetto della nostra visita è stato l’esperimento ALICE, costruito per studiare le collisioni fra nuclei pesanti, alla ricerca di uno stato della materia esistito per pochi milionesimi di secondo dopo il Big Bang. Al di fuori del CERN abbiamo assaporato la città di Ginevra, il lago, i cigni, la musica e gli orologi svizzeri; e per non trascurare il lato culturale della visita, non ci siamo risparmiati la coda chilometrica fuori dai palazzi dell’ONU per una visita guidata nei saloni dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. L’esperienza al CERN è stata bellissima sia dal punto di vista scientifico che umano: abbiamo avuto l’occasione di parlare (e avere anche un passaggio!) da uno dei creatori dei nostri rivelatori: Williams Crispin. Ci siamo trovati a pranzare vicino a studiosi giovani e non, di tutte le nazionalità, ed abbiamo conosciuto fisici straordinari come T.R.Sherwood, l’uomo dell’arcobaleno, che vedendo il fenomeno al tramonto fra le limpide montagne svizzere, non ha resistito alla tentazione di spiegarci perché si fosse formato, passando poi a raccontarci della sua attività nel mondo e al CERN. La nostra natura di italiani giocosi e strimpellatori ci ha subito fatti riconoscere un po’ da tutti!!! Se tutto procederà come da progetto, nella nostra scuola arriverà un rivelatore MRPC, che sarà gestito da noi studenti: serviranno impegno e serietà, perché si tratta una seria attività di ricerca, effettuata in collegamento con le altre scuole d’Italia e con il Centro Fermi; il gruppo di lavoro integrerà altri studenti con nuovi corsi e nuove attività. Speriamo di potervi presto dare altre buone nuove!

Federica Simone VP

Scrive il direttore…

Dopo questi 3 mesi estivi (forse fra i più caldi di tut­ti i tempi) di beata vacanza, ci ritroviamo tutti quanti, chi più, chi meno, pronti ad affronta­re il nuovo anno scolastico che ormai è già incomincia­to da un po’ e che, almeno credo, sarà pieno di novità.

Ma la cosa che più mi pre­occupa in questo mio primo editoriale è riuscire a scrive­re evitando di cadere nel banale o, peggio ancora, di ripetere ciò che prima di me hanno scritto i direttori passati. Allora l’unica cosa da fare è quella di essere pienamente sincera con voi, cari lettori, e soprattutto di non frenare l’impulso che mi spinge a scrivere di que­sta estate appena trascorsa.

Ma se incominciassi a parlare della mia personale vacanza, so che ci sarebbe1motivo ben valido per cui in que­sto istante voi chiudereste il giornale e lo buttereste nel primo cestino della spaz­zatura che incontrereste.

Ma non era nelle mie inten­zioni parlare di quello che ho passato: nel mondo ne sono successe di cose che personalmente credo sia­no di maggior importanza.

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SkakkiNostri (2009/2010 - I)

SkakkiNostri

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Primo numero dell’a.s. 2009/2010

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Concorso Fotografico 2009 - “T’hanno inventato il mare, meraviglioso.” di Francesca Carella - Ex VF

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Concorso Fotografico 2009 - “Apparenze. Perdersi nell’ orizzonte o nell’inciviltà?” di Francesca Carella - Ex VF

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Concorso Fotografico 2009 - “Solitudine.” di Antonio Iodice - Ex VG

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